Crisi o indipendenza energetica

Crisi o indipendenza energetica

Per uscire dalla crisi energetica ci domandiamo dove trovare le risorse, ma la vera domanda da porci è come gestire l’indipendenza energetica.

Transizione ecologica, non ideologica

Colpisce come il problema dell’uso, del risparmio e del riuso delle risorse non venga affrontato efficacemente come tema strategico. Si è invece puntato sull’ideologia, come se il rispetto dell’ambiente fosse una questione “morale” o di “educazione”. Poco si è fatto per comprendere e ascoltare le esigenze delle persone, le loro ambizioni, e lavorarci costruttivamente attorno.

Un esempio tipico è l’enfasi ricorrente sul “cambiamento dei comportamenti”. Siamo tutti più contenti se non si buttano cartacce per terra o dal finestrino in autostrada, ma saremmo ancora più contenti se la raccolta differenziata bastasse a cambiare le sorti del mondo – o a stimolare l’efficienza amministrativa – cosa che non è accaduta e mai accadrà.

Quello che serve è comprendere ciò che si ha a disposizione – risorse e comportamenti compresi – senza la pretesa di piegarli a un lontano, e non sempre chiaro ed equo, “bene comune”. Piuttosto, bisogna mettere a sistema le unicità del “bene presente”.

Breve nota personale

Chi scrive è stata tacciata di “neoliberismo selvaggio” per aver suggerito, a una platea di neo-marxisti, che, per superare la crisi indotta dalle “forze oscure delle multinazionali imperialiste”, si potrebbe puntare sull’indipendenza energetica: provare ad autosostenersi facendo leva sulle abbondanti risorse che abbiamo.

Alla battuta “possiamo diventare il Sud Saudita del rinnovabile” sono stata definitivamente defenestrata dalla conferenza, dagli stessi che si soffermavano sul cosiddetto fenomeno della “migrazione climatica” – ovvero la convinzione che le persone scappino da grandi aree del pianeta più a causa dell’erosione ambientale che delle guerre.

Polemiche a parte, cerchiamo di fare un bagno di umiltà e di realtà, e in questo il Sud resta, per me, un’oasi di risanamento e slancio del pensiero.

Sono io il modello ideale
Sono io l’istinto bestiale
Sono io l’abisso del cuore
Sono io la bocca del male
Sono io la filosofia
Sono io la tecnologia
Sono io il cervello più arguto
Sono io il sovrano assoluto
Sono io, sono io, sono io, sono io l’imperatore

— L’imperatore (2004): Il Parto delle Nuvole Pesanti

Dalla crisi all’indipendenza energetica

Acqua, vento, calore solare e geotermico: al Sud non manca nulla.

Il problema è gestire questa abbondanza. Proviamo ad immaginare, a diverse scale, quali soluzioni potrebbero trovare posto al Sud e costituire, non in toto ma in parte significativa, un credibile programma di indipendenza energetica che, come vedremo, può essere di vitale importanza per affrontare periodi incerti come quelli che stiamo vivendo.

Soluzioni micro

Si è investito molto nell’energia eolica, non senza gravi conseguenze sul paesaggio, e con risultati a volte positivi, a volte meno. Che volete farci? Il vento va così: si sposta agilmente, mentre le mastodontiche pale eoliche no. Sarebbe utile integrare questa strategia investendo nel minieolico. Ad esempio, microturbine per l’alimentazione elettrica di case e palazzi, anche in comunità remote ed isolate. Come delle girandole sui nostri tetti e balconi. Non è tutto, ma neanche poco.

Il sole resta cittadino onorario del Sud. Per ottimizzare gli impianti di energia solare, non serve sovraccaricare il territorio costruendo enormi parchi fotovoltaici (il più esteso in Italia si trova attualmente in Puglia: impianto da 1,5 km² produce circa 69 MW/km²; i più grandi al mondo, fino a circa 140 km², sono quasi 100 volte più estesi ma producono tra 25 e 36 MW/km²). I parchi fotovoltaici non sono solo “un pugno nell’occhio” nel paesaggio, ma attirano anche critiche perché occupano suolo che potrebbe servire ad altre attività. Il fotovoltaico si può integrare già nelle tegole dei tetti, progettate non con superfici traslucide ma in stile “coppi”. Soluzioni simili si possono applicare, e in parte si applicano già, a grondaie, telai e rivestimenti di ogni tipo. Si possono inoltre sviluppare sistemi alternativi di cattura dell’energia solare ripensando radicalmente tutto ciò che, nel quotidiano, riceve luce solare. Questo approccio non copre l’intera domanda di energia, ma può alleggerire almeno il fabbisogno a livello domestico e di singolo edificio.

Soluzioni meso e macro

L’erosione costiera è un problema enorme per l’Italia, e per il Sud in particolare (ISPRA). Se la natura ci dice “qui non ci puoi più costruire, per ora”, allora possiamo rispondere: “allora dovrò cavarci qualcos’altro”. Parliamo quindi di energia cinetica, e in particolare dal moto ondoso. Una prospettiva che integra il discorso sull’idroelettrico, già presente in meridione ma sempre (r)innovabile.

Sull’energia geotermica. In alcune aree del Sud potrebbe essere considerata al pari di giacimenti di petrolio. A differenza dei casi sopra citati, del moto ondoso, delle microturbine eoliche e degli impianti solari integrati, parliamo in questo caso di tecnologie più centralizzate, che richiedono un ingente impegno dello Stato per garantirne un uso e una diffusione adeguati, soprattutto a sostegno della domanda energetica del comparto industriale.

Un sistema territoriale integrato che spinge a guardarsi attorno e a preservarlo

Le implicazioni “eco-logiche” sono autoevidenti:

  • dal punto di vista conservativo, se scopriamo che ciò che abbiamo è una risorsa, non avremo alcun incentivo a volerla deturpare;
  • dal punto di vista proiettivo, se scopriamo che il mondo può essere reso facilmente instabile quando vacillano i centri di potere, anche energetici, allora bisogna decentralizzare il più possibile.

Le implicazioni “ideo-logiche” permangono, ma non sono più il presupposto, quanto piuttosto lo strumento per perseguire un percorso anziché un altro.

Non serve reinventarsi hippie 4.0 per dimostrare amore verso la natura, il pianeta o il cosmo. Non serve neppure l’ascetismo, ossia rinunciare a beni terreni chiave – compreso il consumo di carne – per salvare la propria anima: il pentimento perpetuo dei millenaristi dell’antropocene non salva il destino di nessuno, piuttosto lo annichilisce.

Servono soluzioni audaci e un pizzico di ottimismo

Le soluzioni tecnologiche ci sono tutte, e speriamo di vederne tante altre. La vera sfida è trovare la volontà e la capacità di metterle in atto.

No, non si riduce tutto, ancora una volta, a una questione di “capitale economico” o “capitale sociale”. Non importa il valore del portafoglio né il grado di coesione sociale. Importa combinare il “capitale individuale” – le manie, idiosincrasie di ognuno – con il “capitale ambientale” disponibile – di cui ogni individuo è vedetta e custode.

Se è vero che in Italia c’è una certa fatica a cambiare il parco auto dal diesel all’elettrico. Provate però a pensare a cosa succederebbe se ogni cittadino fosse libero di ricaricare facilmente la propria auto elettrica a casa, trasformandola in una stazione di servizio fai-da-te. Utopia? Sì, ma non a livello tecnologico.

Quando si comprenderà che la sfida alla fragilità, economica, politica, energetica e sociale, passa per una diffusione più capillare di possibilità sul territorio, allora nessuna crisi sarà assoluta. Ripetiamolo: il problema non è la mancanza di risorse, ma l’incapacità di gestire questa abbondanza.

Crisi o indipendenza energetica? Starà a noi scegliere.

Commenti

2 risposte a “Crisi o indipendenza energetica”

  1. Avatar Silvana De Franco
    Silvana De Franco

    Bellissimo articolo. Un sogno che potrebbe diventare benissimo realtà: l’autosufficienza energetica.
    Ci vuole la volontà della classe dirigente, ma anche la consapevolezza di noi cittadini.

  2. Avatar Giovanni Caputo
    Giovanni Caputo

    Concordo in pieno. Il mio professore di Agraria mi diceva sempre: diversificare. Mai puntare su un’unica coltura, la pianta si ammala e tu resti con il culo a terra. Oggi, invece, sempre per colpa dei capitalismo selvaggio e della finanza mondialista, si è puntato sui fossili trascurando le altre fonti a cui, se permetti, aggiungerei anche il nucleare. Un ventaglio di fonti ti rendono poco vulnerabile alle grandi crisi, ma va ridisegnato l’equilibrio economico mondiale. I grandi fondi, che comandano i grandi movimenti di capitale, devono essere messi in “minoranza” e “costretti” ad investire anche nell’interesse della popolazione e non solo dei dividendi. Utopia? Nella storia, a volte, da un’utopia è nata una grande scoperta.

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